Nel 2025 l’energia pulita supera i combustibili fossili nel mix elettrico europeo

Nel 2025 l’energia pulita supera i combustibili fossili nel mix elettrico europeo


Nel 2025 l’Unione europea ha raggiunto un traguardo simbolico nella transizione energetica: per la prima volta, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha superato quella generata dai combustibili fossili. È quanto emerge dalla European Electricity Review del think tank Ember, che fotografa un sistema elettrico sempre più orientato verso solare ed eolico. L’Italia, però, resta tra i Paesi più esposti ai costi del gas importato, anche se lo sviluppo delle batterie potrebbe rappresentare una svolta.


Il ruolo chiave del solare

Il principale motore di questo cambiamento è stato il fotovoltaico, cresciuto per il quarto anno consecutivo con un incremento superiore al 20%. Nel 2025 il solare ha coperto il 13% della produzione elettrica europea, toccando un nuovo massimo storico e superando sia il carbone sia l’idroelettrico. La crescita è stata generalizzata in tutti gli Stati membri: in Paesi come Ungheria, Cipro, Grecia, Spagna e Paesi Bassi il solare ha fornito oltre il 20% dell’elettricità. In Italia, la quota è aumentata sensibilmente, arrivando al 17% con un balzo del 24% rispetto all’anno precedente.

L’eolico si conferma la seconda fonte elettrica dell’Ue, anch’esso con una quota del 17%. Nel complesso, le rinnovabili hanno generato quasi la metà dell’elettricità europea (48%), nonostante condizioni climatiche insolite che hanno penalizzato soprattutto l’idroelettrico e, in misura minore, l’eolico, favorendo invece la produzione solare.


Gas ancora centrale, ma costoso

Secondo Ember, questo sorpasso dimostra la rapidità con cui l’Europa sta trasformando il proprio sistema elettrico, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili che contribuiscono anche alle tensioni geopolitiche. Tuttavia, nel 2025 la produzione da gas è tornata a crescere, soprattutto per compensare il calo dell’idroelettrico, pur restando al di sotto dei livelli precedenti alla crisi energetica.

I costi delle importazioni di gas per la produzione elettrica hanno raggiunto i 32 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2024. Italia e Germania risultano tra i Paesi più vulnerabili a queste spese. Intanto il carbone continua la sua discesa, toccando un minimo storico con una quota inferiore al 10%.


L’Italia e la spinta delle batterie

Un elemento di forza per l’Italia è rappresentato dagli accumuli energetici. Il Paese concentra circa un quinto della capacità europea di grandi batterie operative, con quasi 2 GW installati. Nel corso del 2025 la capacità è cresciuta rapidamente, seguendo una traiettoria simile a quella già vista in California, spesso citata come modello di riferimento.

Secondo Ember, la presenza di numerosi progetti in costruzione, autorizzati o annunciati potrebbe portare a un’espansione molto rapida degli accumuli, con un aumento di capacità di diverse volte rispetto a oggi. Già nel 2025 le batterie hanno contribuito a ridurre il consumo di gas nelle ore di punta. Se questa tendenza continuerà, l’Italia potrà diminuire la dipendenza dalle importazioni, attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia e rendere il sistema elettrico più stabile e resiliente


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