Il caldo mette sotto pressione il nucleare europeo
Il caldo mette sotto pressione il nucleare europeo
L’estate 2026 sta mettendo a dura prova anche il sistema nucleare europeo. Le temperature eccezionalmente elevate e la scarsità d’acqua stanno infatti complicando il raffreddamento dei reattori, costringendo alcune centrali a ridurre la produzione o a fermare temporaneamente gli impianti.
In Romania la situazione è particolarmente delicata. Il forte abbassamento del livello del Danubio ha portato le autorità a disporre l’arresto dell’Unità 2 della centrale di Cernavoda, dopo che il primo reattore era già stato fermato a fine luglio. L’impianto, che normalmente garantisce circa un quinto della produzione elettrica nazionale, dipende dalle acque del Danubio per il sistema di raffreddamento.
Il Danubio sempre più basso
La lunga fase di caldo e la riduzione delle precipitazioni stanno determinando livelli idrici molto bassi lungo il Danubio. Romania e Ungheria stanno quindi valutando interventi per mantenere condizioni sufficienti al funzionamento degli impianti nucleari.
In Ungheria la centrale di Paks, anch’essa alimentata dall’acqua del Danubio per il raffreddamento, è già interessata da una riduzione della produzione. L’impianto normalmente copre circa un terzo del fabbisogno elettrico del Paese. Per contrastare l’ulteriore diminuzione del livello del fiume, le autorità stanno valutando la realizzazione di una struttura sommersa nelle vicinanze della centrale.
Anche la Francia riduce la produzione
Problemi analoghi interessano la Francia, dove il numero dei reattori temporaneamente indisponibili è salito a otto su 57.
Alcuni impianti sono stati fermati a causa delle temperature troppo elevate dell’acqua dei fiumi utilizzati per il raffreddamento, mentre altri hanno dovuto ridurre o interrompere il funzionamento per la diminuzione della portata.
Alla centrale di Gravelines, sulla Manica, il problema è stato invece legato alla presenza massiccia di meduse nei sistemi di aspirazione dell’acqua. L’aumento della temperatura marina ha favorito condizioni che hanno provocato l’ingresso degli organismi negli impianti di raffreddamento, determinando lo spegnimento di alcuni reattori.
Il fenomeno evidenzia una criticità sempre più rilevante per il settore energetico: le infrastrutture progettate per funzionare utilizzando grandi quantità di acqua possono diventare più vulnerabili durante periodi caratterizzati contemporaneamente da caldo estremo, siccità e temperature elevate dei corsi d’acqua.
La situazione europea mostra quindi come i cambiamenti climatici non riguardino soltanto la produzione da fonti rinnovabili, ma possano avere conseguenze anche sulle tecnologie considerate tradizionalmente più stabili, compreso il nucleare.
Ufficio Comunicazione Studio Energy Verona
Contatta gli specialisti per gli impianti fotovoltaici e le Comunità Energetiche a Verona