Energia cara e importazioni elevate: l’Italia tra i Paesi più esposti in Europa
Energia cara e importazioni elevate: l’Italia tra i Paesi più esposti in Europa
Un recente dossier di Legambiente mette in evidenza le fragilità strutturali del sistema energetico italiano. Il nostro Paese continua infatti a dipendere in larga misura dalle forniture estere di gas e petrolio, mentre famiglie e imprese devono fare i conti con prezzi dell’elettricità superiori rispetto a molte altre grandi economie europee.
Un sistema ancora legato alle fonti fossili
Nel 2024 l’Italia ha acquistato dall’estero quasi tutto il gas utilizzato sul territorio nazionale e oltre il 90% del petrolio consumato. Una condizione che rende il Paese particolarmente vulnerabile a crisi internazionali, tensioni geopolitiche e oscillazioni dei mercati energetici.
Tra i principali fornitori di gas figurano Algeria e Azerbaigian, che insieme coprono oltre metà della domanda nazionale. Seguono Qatar, Russia, Libia e Stati Uniti. Molte di queste aree sono interessate da instabilità politica o criticità sul piano dei diritti civili, aumentando così i rischi legati alla sicurezza energetica.
Negli ultimi anni è inoltre cresciuto il peso del gas naturale liquefatto (GNL), passato da quota marginale a una componente sempre più rilevante delle importazioni italiane.
Bollette elevate e prezzo dell’elettricità sopra la media
La forte presenza del gas nel mix energetico italiano incide direttamente sui costi dell’energia. Nei primi mesi del 2026 il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso in Italia è risultato il più alto tra i principali Paesi europei analizzati.
Mentre Francia e Spagna registrano valori decisamente inferiori, il mercato italiano continua a risentire del meccanismo con cui il gas determina il prezzo finale dell’energia per molte ore dell’anno.
Secondo i dati riportati, nel 2025 il gas ha rappresentato quasi la metà della produzione elettrica nazionale, una quota nettamente superiore rispetto ad altri Stati europei che hanno già accelerato la diversificazione delle fonti.
Rinnovabili: crescita lenta rispetto agli altri partner Ue
Il rapporto sottolinea anche il ritardo dell’Italia nello sviluppo delle energie rinnovabili. Negli ultimi cinque anni l’aumento della produzione da fonti pulite è stato modesto se confrontato con Paesi come Spagna, Germania e Paesi Bassi.
Uno dei principali ostacoli resta la burocrazia: centinaia di progetti risultano ancora in attesa di autorizzazioni o bloccati da iter amministrativi complessi. Nel frattempo altri Stati europei hanno incrementato rapidamente la quota di elettricità prodotta da sole, vento e altre tecnologie sostenibili.
Le critiche sulle scelte energetiche
Legambiente contesta alcune linee strategiche adottate negli ultimi anni, in particolare:
· nuovi accordi per aumentare l’importazione di gas;
· investimenti in infrastrutture fossili come rigassificatori e reti dedicate;
· rilancio del dibattito sul nucleare.
Secondo l’associazione ambientalista, queste decisioni rischiano di prolungare la dipendenza energetica italiana invece di ridurla.
Le proposte per cambiare rotta
Tra le misure suggerite figurano:
· eliminazione graduale dei sussidi alle fonti inquinanti;
· stop a nuove opere legate ai combustibili fossili;
· accelerazione delle autorizzazioni per impianti rinnovabili;
· riqualificazione energetica degli edifici;
· riforma del mercato elettrico per ridurre l’impatto del gas sui prezzi.
Una scelta ormai necessaria
Il messaggio del report è netto: senza un deciso cambio di strategia, l’Italia continuerà a pagare costi economici elevati e a restare esposta alle crisi internazionali. Investire su rinnovabili ed efficienza energetica non viene più indicato come semplice opzione ambientale, ma come una necessità per garantire competitività, sicurezza e stabilità nel lungo periodo.
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