Case Green, l’Italia sotto pressione: 60 giorni per adeguarsi alle regole europee

Case Green, l’Italia sotto pressione: 60 giorni per adeguarsi alle regole europee


La Commissione europea ha concesso all’Italia due mesi per intervenire sulle norme relative alla riqualificazione energetica degli edifici e al risparmio energetico. Il mancato rispetto degli obblighi comunitari potrebbe portare il Paese davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con possibili conseguenze economiche.

Il richiamo di Bruxelles riguarda due distinti procedimenti d’infrazione. Il primo è legato alla direttiva Case Green, per la quale l’Italia non ha ancora presentato la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Il secondo riguarda il recepimento incompleto della direttiva europea sull’efficienza energetica.

Il 1° ottobre 2026 la Commissione ha inviato all’Italia due pareri motivati, ultimo passaggio prima dell’eventuale ricorso alla Corte. Il Governo dovrà quindi rispondere entro due mesi, mentre è in fase di preparazione la Legge di Bilancio 2027, che potrebbe modificare le agevolazioni fiscali destinate agli interventi di efficientamento energetico.


Piano nazionale degli edifici: cosa chiede l’Europa

La direttiva europea 2024/1275 prevede che ogni Stato membro elabori un programma per migliorare progressivamente le prestazioni energetiche del patrimonio immobiliare esistente.

Il documento deve descrivere le condizioni degli edifici, stabilire gli obiettivi di riqualificazione fino al 2030, 2040 e 2050 e individuare le misure necessarie, comprese le risorse finanziarie e gli strumenti di sostegno.

Secondo la Commissione, questo piano è indispensabile per offrire a famiglie, imprese edili e istituti finanziari indicazioni chiare sugli interventi da realizzare nei prossimi anni.

L’Italia avrebbe dovuto inviare una prima versione del documento entro il 2025 e completare il piano definitivo entro il 2026. La mancata trasmissione della bozza ha portato Bruxelles a proseguire la procedura d’infrazione avviata nel marzo 2026.

Se entro il termine previsto il Governo non presenterà le informazioni richieste, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.


Gli obiettivi di riduzione dei consumi entro il 2030 e il 2035

La direttiva Case Green stabilisce traguardi progressivi per ridurre il fabbisogno energetico degli edifici europei.

Per il settore residenziale, il consumo medio di energia primaria dovrà diminuire almeno del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, prendendo come riferimento i livelli del 2020. Almeno il 55% della riduzione prevista dovrà derivare dalla riqualificazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni energetiche peggiori.

Per gli immobili non residenziali, come uffici, negozi e altri edifici destinati ad attività economiche, sono previsti obiettivi specifici: entro il 2030 dovrà essere ristrutturato il 16% degli immobili meno efficienti, percentuale che salirà al 26% entro il 2033.

La normativa introduce inoltre un calendario per le nuove costruzioni a emissioni zero: dal 2028 per gli edifici pubblici di nuova realizzazione e dal 2030 per le altre nuove costruzioni.

È importante precisare che la direttiva non impone automaticamente a ogni proprietario di raggiungere una determinata classe energetica entro una scadenza individuale. Gli obiettivi riguardano il patrimonio edilizio nazionale e dovranno essere tradotti in misure concrete attraverso il piano italiano, nel rispetto delle esclusioni previste per alcune categorie di immobili.

Resta però aperto il problema del recepimento nazionale. L’Italia non ha ancora completato l’iter legislativo necessario per adeguare la normativa alla direttiva, compresi gli strumenti relativi alla nuova classificazione energetica e al passaporto di ristrutturazione.


Efficienza energetica: contestato il recepimento parziale

Il secondo procedimento riguarda la direttiva UE 2023/1791, dedicata al miglioramento dell’efficienza energetica. Le disposizioni avrebbero dovuto essere recepite, in via generale, entro l’11 ottobre 2025.

Dopo aver esaminato le misure comunicate dagli Stati membri, la Commissione ha rilevato che l’Italia non ha ancora introdotto integralmente le disposizioni richieste.

La direttiva prevede una riduzione del consumo finale di energia di almeno l’11,7% entro il 2030 rispetto alle proiezioni elaborate nel 2020. Stabilisce inoltre che gli enti pubblici ristrutturino annualmente almeno il 3% della superficie degli edifici di loro proprietà e introduce il principio secondo cui l’efficienza energetica deve essere considerata prioritaria nelle decisioni pubbliche e negli investimenti.

Se l’Italia non completerà il recepimento entro due mesi, Bruxelles potrà rivolgersi alla Corte di giustizia chiedendo anche l’applicazione di sanzioni pecuniarie.


Imprese e diagnosi energetiche: quali obblighi sono previsti

La direttiva sull’efficienza energetica introduce nuovi criteri per individuare le imprese tenute ad adottare sistemi di gestione dell’energia o a effettuare periodiche diagnosi energetiche.

Gli obblighi sono collegati ai consumi medi annui e non soltanto alle dimensioni dell’impresa.

In particolare:

·       Consumi superiori a 85 TJ annui: è previsto l’obbligo di adottare, entro l’11 ottobre 2027, un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma EN ISO 50001.

·       Consumi superiori a 10 TJ annui: le imprese che non dispongono di un sistema di gestione dell’energia dovranno effettuare una diagnosi energetica ogni quattro anni, con prima scadenza prevista per l’11 ottobre 2026.

Le soglie corrispondono indicativamente a circa 2.030 tonnellate equivalenti di petrolio per il primo livello e 240 tep per il secondo.

Per le imprese italiane, tuttavia, l’applicazione del nuovo regime dipende dal completamento del recepimento nazionale. Nel frattempo continuano a trovare applicazione le disposizioni vigenti del D.Lgs. 102/2014, che prevedono diagnosi periodiche per le grandi imprese e per quelle a forte consumo energetico.

Il nuovo quadro potrebbe quindi estendere gli obblighi anche ad alcune piccole e medie imprese che superano le soglie di consumo previste.


Procedure europee: quali conseguenze per l’Italia

I due procedimenti presentano una differenza importante sul piano delle possibili sanzioni.

Nel caso della direttiva sull’efficienza energetica, la Commissione può chiedere alla Corte di giustizia di applicare sanzioni pecuniarie già con il primo ricorso, quando ricorrono i presupposti previsti dai trattati per il mancato recepimento delle direttive.

Per la mancata presentazione del Piano nazionale degli edifici, invece, l’eventuale deferimento avrebbe inizialmente l’obiettivo di accertare l’inadempimento. Le sanzioni pecuniarie potrebbero essere richieste successivamente, qualora l’Italia non rispettasse una sentenza della Corte.

Il termine di due mesi per rispondere al parere motivato arriva inoltre a poche settimane dalla scadenza di fine anno prevista per il completamento del Piano nazionale.


Bonus casa 2027: possibili cambiamenti con la Manovra

La questione europea si intreccia con la definizione delle agevolazioni fiscali per gli interventi sugli immobili.

In base alle disposizioni attualmente previste, per le spese sostenute nel 2026 la detrazione per gli interventi agevolabili è pari al 50% per l’abitazione principale, alle condizioni stabilite dalla normativa, e al 36% negli altri casi.

Dal 2027, in assenza di modifiche legislative, le aliquote scenderebbero rispettivamente al 36% e al 30%.

Il Governo potrebbe intervenire con la Legge di Bilancio 2027, valutando diverse ipotesi per sostenere gli investimenti delle famiglie nella riqualificazione energetica.

Tra le possibilità discusse figurano:

·       Ecobonus al 65% per la prima casa, destinato a interventi come la sostituzione degli infissi, l’installazione di pompe di calore e altri lavori di efficientamento, con aliquote inferiori per gli altri immobili.

·       Conferma del Bonus Ristrutturazioni, con una detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% per le altre abitazioni.

Si tratta di ipotesi che dovranno essere confermate da disposizioni legislative. Le aliquote definitive dipenderanno quindi dal testo approvato della Manovra.

Per il triennio 2025-2027 resta inoltre esclusa, secondo le disposizioni vigenti richiamate dalla normativa europea, l’erogazione di incentivi per la sostituzione degli impianti con caldaie autonome alimentate esclusivamente da combustibili fossili.


La posizione del Governo sulla direttiva Case Green

L’Italia ha espresso la propria contrarietà alla direttiva Case Green già durante il percorso di approvazione europeo, votando contro il provvedimento nell’aprile 2024 insieme all’Ungheria.

Dopo il nuovo richiamo di Bruxelles, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ribadito la posizione contraria del Governo all’applicazione della direttiva in Italia.

La posizione politica, tuttavia, non modifica gli obblighi derivanti dalla normativa europea, che rimane vincolante per gli Stati membri.

Per i proprietari di casa è quindi importante distinguere tra gli obiettivi nazionali di riqualificazione e gli obblighi individuali: allo stato attuale, la direttiva non determina automaticamente un obbligo generalizzato di ristrutturazione per ogni singolo immobile.

I prossimi mesi saranno decisivi per capire come l’Italia intenderà rispondere alle richieste europee, quali misure inserirà nel Piano nazionale degli edifici e quali agevolazioni fiscali saranno confermate per il 2027. Le decisioni avranno conseguenze sulle politiche energetiche, sul mercato della riqualificazione edilizia e sulla programmazione degli investimenti di famiglie e imprese.


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