Abbiamo mancato il traguardo dei 1,5 °C: ora l’obiettivo è limitare i danni

Abbiamo mancato il traguardo dei 1,5 °C: ora l’obiettivo è limitare i danni


Il superamento della soglia critica di +1,5 °C rispetto all’era preindustriale, indicata come limite dieci anni fa, è ormai considerato “altamente probabile” entro i prossimi dieci anni. A confermarlo è l’Unep, che sottolinea però come ogni decimale di grado evitato possa ancora fare una differenza fondamentale per l’ambiente e per l’economia mondiale.

Le stime sul riscaldamento globale entro il 2100 oscillano tra i 2,3 e i 2,5 °C nel caso in cui tutti i Paesi rispettassero integralmente i propri Nationally Determined Contributions (Ndc), cioè gli impegni climatici ufficiali previsti dall’Accordo di Parigi. Con le attuali politiche, invece, le temperature aumenterebbero fino a 2,8 °C.

La prospettiva di restare sotto la soglia di 1,5 °C, fissata alla COP21 in Francia, appare dunque sempre più remota. La nuova COP30 a Belém, inaugurata oggi, dovrà fare i conti con gli errori commessi finora e tentare di definire obiettivi futuri più solidi, nonostante un contesto tutt’altro che favorevole.

Secondo la 16ª edizione dell’“Emissions Gap Report” dell’Unep, lo sforamento dei +1,5 °C avverrà con alta probabilità nel prossimo decennio. Accertato questo scenario, il rapporto indica che sarà comunque essenziale limitare quanto possibile l’eccesso e accelerare drasticamente il taglio delle emissioni, così da ridurre i rischi e cercare di riportare le temperature verso 1,5 °C entro il 2100, anche se ciò “sarà estremamente complesso”.

Ogni minima riduzione del riscaldamento eviterà perdite di vite, di ecosistemi, costi di adattamento più elevati e una dipendenza massiccia da tecnologie di cattura del carbonio, definite dall’Unep “costose e poco affidabili”.


Emissioni in crescita nel 2024

Il report evidenzia che nell’ultimo decennio le proiezioni sul riscaldamento globale sono diminuite in modo significativo: le stime basate sulle politiche attuali sono scese da quasi +4 °C a poco meno di +3 °C. Inoltre, la quota di emissioni coperte da obiettivi net-zero è passata dallo 0% del 2015 a circa il 70% nel 2024. Parallelamente, la governance climatica è migliorata e il costo delle tecnologie pulite è crollato, creando le condizioni per un’accelerazione che però non sta avvenendo.

Le emissioni globali di gas serra hanno infatti raggiunto nel 2024 i 57,7 GtCO2e, con un incremento del 2,3% rispetto al 2023 – un ritmo quasi quattro volte superiore alla media annua del decennio 2010. La componente derivante dal settore “Lulucf” (uso del suolo, cambiamenti di destinazione e foreste) è cresciuta del 21% ed è responsabile del 53% dell’aumento totale delle emissioni. Le emissioni fossili, invece, sono salite dell’1,1% e rappresentano il 36% della crescita complessiva.

Tra i principali responsabili dell’inquinamento, solo l’Unione europea ha ridotto le emissioni nel 2024; il resto del G20 ha registrato aumenti, con le crescite più marcate in India e Cina (escludendo il settore Lulucf).

Secondo l’Unep, i nuovi Ndc e gli aggiornamenti delle politiche climatiche dei Paesi del G20 apporteranno solo una riduzione “moderata” delle emissioni previste per il 2035, e con margini di incertezza molto elevati. Sette membri del G20 hanno presentato nuovi obiettivi per il 2035, mentre altri tre li hanno soltanto annunciati. Nessuno ha migliorato i propri target al 2030.

Nel complesso, le emissioni del G20 al 2035 dovrebbero raggiungere circa 4 GtCO2e. Ma queste cifre includono i piani degli Stati Uniti, validi solo fino al loro previsto ritiro dall’Accordo di Parigi nel gennaio 2026, evento che comporterebbe una drastica riduzione dell’efficacia delle stime (-4,1 GtCO2e/anno con gli Usa vs -2 GtCO2e/anno senza).


Le proiezioni sul riscaldamento globale

Le nuove stime mostrano valori solo leggermente più bassi rispetto al 2023, e rafforzano l’urgenza di politiche di mitigazione immediate. Continuando con gli impegni e le politiche attuali, il riscaldamento entro fine secolo resterebbe sotto i 2,8 °C (intervallo 2,1-3,9 °C) con una probabilità del 66%.

Lo scenario più positivo analizzato dall’Unep – applicazione completa degli Ndc ed effettiva realizzazione degli obiettivi di neutralità climatica – limiterebbe l’aumento della temperatura a 1,9 °C (intervallo 1,8-2,3 °C). È considerato il percorso più realistico per avvicinarsi al risultato migliore, pur restando ben oltre 1,5 °C.

Le proiezioni confermano due verità:

1.    esiste ancora un margine per contenere il riscaldamento tramite azioni immediate,

2.    ma il superamento dei 1,5 °C è imminente e il rischio di sforare anche le soglie successive cresce rapidamente.


“Una negligenza mortale”

All’apertura della COP30 di Belém, António Guterres ha definito l’incapacità di rispettare l’Accordo di Parigi “un fallimento morale e una negligenza mortale”. Davanti ai leader di oltre 30 Paesi, il segretario generale dell’ONU ha descritto i 1,5 °C come una “linea rossa” per garantire condizioni vivibili sul pianeta e ha accusato le compagnie di petrolio, gas e carbone di ostacolare deliberatamente i progressi, alimentando campagne di disinformazione e sfruttando la crisi per generare profitti record.

Nel suo intervento, anche Ursula von der Leyen ha insistito sul fatto che questa debba essere “la COP che mantiene 1,5 °C alla nostra portata”, rilanciando l’obiettivo di triplicare la capacità delle rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. Ha ribadito che l’Ndc dell’Unione europea è “tra i più ambiziosi al mondo” e ricordato l’accordo interno per ridurre del 90% le emissioni entro il 2040.

La COP30, in programma fino al 21 novembre, dovrà dimostrare se la comunità internazionale è pronta a fissare traguardi vincolanti in grado di rispondere all’emergenza climatica o se si tratterà dell’ennesima occasione mancata.


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